La Carta Europea dell’Autonomia Locale. Il trattato di riferimento per le collettività europee   Leave a comment

Fonte: https://piudemocraziaintrentino.org

Tutti i cittadini europei, indipendentemente dal regime costituzionale, federale o unitario, dello Stato in cui risiedono, si considerano anzitutto cittadini di un ente locale, di cui hanno eletto gli organi di governo.

Città e regioni, avamposto della democrazia
Il riconoscimento della democrazia locale da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa ha condotto all’adozione, nel 1985, della Carta europea dell’autonomia locale. Il testo sancisce il ruolo delle collettività in quanto primo livello in cui è esercitata la democrazia. È diventato il trattato internazionale di riferimento in questo campo.

La Carta, pietra angolare dell’edificio democratico
La Carta europea dell’autonomia locale stabilisce le norme destinate a tutelare i diritti degli enti locali e impone agli Stati che l’hanno ratificata il rispetto di un certo numero di condizioni, principi e pratiche. Alla fine del 2011, era stata ratificata da 45 dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. Nel 2013, con Monaco e San Marino, è stata ratificata da tutti i 47 Stati membri.

Vedi il sito della rete partenariale cittadina “Fabbrica del Decoro”:

SITO FABBRICA DEL DECORO 2.png

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Invito 23 luglio   Leave a comment

http://catania.carpediem.cd/events/4133078-povera-patria-f-battiato-rock-tribute-at-monumento-ai-caduti-di-catania/#m nell’ambito del programma, presentazione del libro di Raimondo Raimondi "La cattiveria del silenzio"

Pubblicato luglio 19, 2017 da M in Europe

locandina 17-7-17.pdf.pdf   Leave a comment

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bianco bonino

Nella foto, riconoscibili da sinistra: Elisabetta Vanin, Emma Bonino, Enzo Bianco, P. Gianni Notari.

Pubblicato luglio 13, 2017 da M in Europe

Papa Francesco: “O l’Europa diventa una comunità federale o non conterà più nulla”   Leave a comment

comunicato stampa del Movimento Federalista Europeo

  • Nell’intervista a Eugenio Scalfari pubblicata oggi su Repubblica Papa Francesco, dopo aver ammesso di aver sollevato più volte il tema dell’unità dell’Europa, ricevendo applausi ed ovazioni, conclude amaramente: “Sì, è così, ma purtroppo significa ben poco. I Paesi si muoveranno se si renderanno conto di questa verità: o l’Europa diventa un comunità federale o non conterà più nulla”.
  • In questo momento l’Unione europea ed i suoi principali Stati sono gli unici a non avere una visione distorta sui cambiamenti climatici, sul protezionismo, sulla collaborazione tra continenti, sulla gestione dei conflitti, sul controllo degli armamenti, sul ruolo delle organizzazioni internazionali. Non basta però affermare dei valori, perché di buone intenzioni è lastricata la via per l’inferno. Occorre creare in Europa istituzioni federali e sovranazionali per incarnare quei valori nella realtà e farli valere sulla scena del mondo con quella autorità che solo una “comunità federale” può avere. Tutto il resto “significa ben poco.”

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Pubblicato luglio 11, 2017 da M in Europe

Corpo europeo di solidarietà   Leave a comment

open days  13 luglio – 3 agosto

EUROPE DIRECT CATANIA – sede via Biondi 8 – h. 16.00=18.00 – opportunità per i giovani

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Il Corpo europeo di solidarietà è la nuova iniziativa dell’Unione europea che offre ai giovani opportunità di lavoro o di volontariato, nel proprio paese o all’estero, nell’ambito di progetti destinati ad aiutare comunità o popolazioni in Europa.

Tutti i giovani che entrano a far parte del Corpo europeo di solidarietà ne accettano e condividono la missione e i principi.

Puoi aderire al Corpo europeo di solidarietà a partire dai 17 anni, ma devi averne almeno 18 per poter iniziare un progetto. I progetti saranno aperti a persone fino a 30 anni.

Dopo aver completato una semplice procedura di registrazione, i partecipanti al Corpo europeo di solidarietà potranno essere selezionati e invitati a unirsi a un’ampia gamma di progetti, connessi ad esempio alla prevenzione delle catastrofi naturali o alla ricostruzione a seguito di una calamità, all’assistenza nei centri per richiedenti asilo o a problematiche sociali di vario tipo nelle comunità.

I progetti sostenuti dal Corpo europeo di solidarietà possono durare fino a dodici mesi e si svolgeranno di norma sul territorio degli Stati membri dell’Unione europea.

Per saperne di più sul Corpo europeo di solidarietà [FAQ – Domande più frequenti]

Ti interessa?

Pubblicato luglio 7, 2017 da M in Europe

LABORATORIO DI QUARTIERE – S. BERILLO   Leave a comment

4 LUGLIO 2017 – Palazzo De Gaetani, via Pistone, 7

Esposizione dei risultati del progetto “Trame di Quartiere”, sostenuto da Istituto RUPE.

Presenti:

Nicoletta Purpura Direttore Istituto RupeGianni Notari, ex Direttore Istituto Rupe

Carlo Cellammare, Università La Sapienza, Roma

Anna Staropoli, sociologa

Luca Lo Re, affidatario della borsa di studio

Associazioni e Cittadini

laboratorio di quartiere s. berillo

Introduce i lavori Nicoletta Purpura, descrivendo il quadro logico delle 5 borse di studio ratio studiorum gesuita, il cui fondamento è nell’esperienza e nella condivisione dei risultati della ricerca con il territorio e, nello specifico, le forme di laboratorio teatrale e laboratorio sociale che il progetto ha assunto.

Luca Lo Re ha descritto il suo lavoro di ricerca a partire da una mappa del quartiere in senso relazionale e sociale, per descrivere i modelli dell’abitare e del fare, con una analisi del contesto (inteso come spazialità) emergente dalla cocreazione di spazi condivisi (palazzo De Gaetani) per creare “impresa di comunità”, nuovi processi di aggregazione fondati sull’assunto che l’impresa crea la comunità. Da questo impianto deriva la lettura della strada come spazio di relazione. Per inoltrarsi in questa descrizione, occorre descrivere lo scenario complessivo di un quartiere sorto dopo il 1693 con la necessità di accogliere i terremotati, con una creazione autonoma e spontanea appena fuori dal circuito delle mura della città dell’epoca, secondo i tracciati dello schema ortogonale previsto dalla ricostruzione del Duca di Camastra, rispetto ai quali resta un circuito “a parte”.

Il piano di risanamento degli anni ‘50 prevedeva ed ha realizzato la demolizione (sventramento, sul modello della Parigi di Haussman) del quartiere, cui però non seguirà una organica ricostruzione come nel modello francese, lasciando dunque aperte le ferite senza mai procedere a risanarle. La necessità del risanamento configura il quartiere come centro urbano, quindi il perimetro di San Berillo entra a far parte del tracciato del centro storico ma restandone avulso.

La sedia come elemento segnico descrive la deriva che gli anni ‘60 e fino a oggi esprimono il sistema di relazioni.

Una mappa degli immobili per tipologia abitativa attuale è stata realizzata dal progetto. In particolare si segnalano situazioni non legali ma importanti, come le occupazioni abusive condivise che, a fronte dell’abbandono, segnano lo spazio di relazioni e di cura reciproca vita di comunità. In questo senso viene richiamata l’esperienza di Ermanno Zappalà detto Vasco che, su indicazione di Padre Valerio della Caritas ha occupato il palazzo ospitante, dove, oltre alla sala in cui si svolge l’incontro, vi sono posti letto e condivisione di vestiti alimenti.

Metodologicamente, si segnala il double diamond come modello partecipazione – selezione.

Sotto il profilo delle finalità, il concetto di “impresa di comunità” viene proposto come risultato finale e come soggetto capace di promuovere la abilitazione delle attività culturali.

Sotto il profilo etnoantropologico, la ricerca conduce ad affermare che non esiste una comunità dei senegalesi o una comunità delle prostitute: la comunità si crea di fatto, con le azioni.

L’esposizione si conclude descrivendo il risultato come ancora da implementare.

P. Gianni Notari, ex direttore Istituto RUPA accosta alcune riflessioni, aprendo con un invito a “discernere attraverso la vetrata confusa del presente i lineamenti ancora non definiti del futuro”, cioè scegliere nel presente ciò di cui può essere capace il futuro. Questo dato è determinato dalla qualità delle relazioni, unico modo per superare resistenze ambientali di contesto.

Per spiegare il concetto, Notari richiama Bauman che, citando a sua volta Levi Strauss, parla di spazi antropofagici e spazi antropoemici: per il primo caso, la città che divora i suoi abitanti, significa la cacciata di coloro i quali portano modelli di comportamento diversi. Sono i farneticanti sulla nave della follia, allontanati dai contesti dove possono generare modelli destabilizzanti (fagocitante o espulsiva). Ed ecco apparire la forma moderna, per cui l’economia convenzionale dice non vale la pena investire in questo spazio. La visione del domani può sopperire? È comunque un antidoto a questa condizione? Se non una risposta, un metodo è la vigilanza democratica e organizzata scientificamente.

Carlo Cellammare – Università La Sapienza – parte dalla considerazione del territorio da leggere come  sistema di relazioni. Anche il turismo non rigenera risorse ma tende a consumarle. Le economie convenzionali non possono funzionare. Il punto interessante di questa esperienza è la sperimentazione di un sistema diverso.

Quale modello di sviluppo: la valorizzazione degli immobili? sostenere i proprietari?

Non sembra questo il modello possibile per il caso studio, proteso invece alla valorizzazione delle pratiche in uso, che farebbe perdere i significati attuale e risponde ad un bisogno abitativo non interessante per gli operatori immobiliari privati. L’amministrazione deve sostenere questa rigenerazione in atto, per quanto diversa dagli standard delle economie convenzionali. Il punto è individuare le forme, e in questo l’apporto delle associazioni e degli studi è decisivo.

Anna Staropoli, sociologa ha aggiunto che la sacralità è data dall’intreccio delle storie umane,cultura popolare fatta di solidarietà e dalla quale possono scaturire pratiche nuove. Attraversare il conflitto. Non ignorare le ferite. Soprattutto le ferite collettive. Esperienze a Palermo come Anima Ballarò e SOS Ballarò possono aiutare a uscire dal circolo vizioso della marginalità e poter diventare soggetto. Riconoscere soggettività rompe il circolo della marginalità. Non è l’azione mai importante quanto l’ascolto profondo.

L’importanza di SOS Ballarò è nell’agenda di impegni reciproci sottoscritta da istituzioni e associazioni. Un altro esempio importante è dato dalla Caserma Rossani a Bari che, occupata, ha reso comunque accessibile lo spazio a tutti. A Roma su un immobile ex IACP un analogo contesto si è determinato con il riconoscimento dell’uso sociale degli spazi.

Nota del Redattore: non andrà dimenticato che S. Berillo ha un posto di rilievo nell’immaginario collettivo e, nel tempo, è stato luogo di ambientazione e soggetto di opere teatrali, di canzoni, di romanzi. Questa considerazione, unitamente alla similitudine morfologica che sussiste con l’angiporto di Genova (la stessa struttura di vicoli contorti che discendono al mare, le calate dei vecchi moli), si tramuta in un potenziale parallelo con l’operazione di recupero concepita da Renzo Piano e che con le poesie/canzoni di De André offre con un faro sociale che viene dalla cultura radicata popolarmente. Per la pienezza di questa affermazione, occorrerebbe riunire questi elementi e farli oggetto di comunicazione sia all’interno dello spazio del quartiere sia nella sua proiezione comunicativa.

[DCC]

Pubblicato luglio 5, 2017 da M in Europe

Decoro Urbano   Leave a comment

Il murale dedicato a Peppino Impastato, sul quale sono state fatte delle scritte relative alla polemica sui vaccini, è stato prontamente ripristinato. Le scritte sono apparse nella notte tra giovedi 29 e venerdi 30 luglio, e già domenica – malgrado il caldo torrido e il week-end – è stato riportato alla sua integrità.

Non si tratta di scritte ingiuriose, ma è evidente l’inopportunità e la superficialità di chi ha compiuto il gesto. Motivo in più per celebrare la memoria di Peppino Impastato, ragazzo coraggioso che con la sua creatività e intelligenza ha combattuto una mafia che si insinuava fin dentro la porta di casa.

 Il murale è stato ripulito dai i ragazzi del club service Interact Catania ovest e dell’associazione studentesca Atlas e da altri catanesi di ogni età che hanno risposto all’appello dell’Assessore al Decoro Urbano Salvo Di Salvo e dell’Assessore alla Legalità Saro D’Agata.

Pubblicato luglio 5, 2017 da M in catania, Europe

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