ET 2020 – Politiche per la creazione d’impresa – educazione all’imprenditorialità   Leave a comment

Il termine “educazione all’imprenditorialità” è inteso secondo i principi dell’Agenda di Oslo e della strategia ET 2020 (education and training, non extra-terrestri!) documento in cui l’imprenditorialità viene definita come la capacità di una persona di tradurre le idee in azione. In ciò rientra la creatività, l’innovazione e l’assunzione di rischi come anche la capacità di pianificare e di gestire progetti per raggiungere obiettivi.  Formare all’imprenditorialità significa preparare le persone che dispongano di una mentalità imprenditoriale, delle competenze, delle cognizioni e delle attitudini essenziali per essere creativi, responsabili ed efficaci in qualsiasi attività intraprendano e indipendentemente dalle loro scelte professionali. I giovani con mentalità e abilità imprenditoriali possono trasformarsi in imprenditori di successo, o possono contribuire a una maggiore efficienza e innovazione nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni, nonché nella società in generale.

L’imprenditorialità non è necessariamente una materia o una disciplina. È principalmente un approccio innovativo alla formazione che può essere efficacemente applicato a una qualsiasi disciplina, che contribuisce allo sviluppo delle attitudini e delle competenze imprenditoriali degli allievi, mettendoli meglio in grado di prendere l’iniziativa, di sviluppare e attuare nuove idee, di valutare e accettare il rischio, di gestire un progetto e di raggiungere gli obiettivi desiderati. Tale approccio richiede delle tecniche imperniate sulla figura dello studente, l’apprendimento fondato
sull’esperienza, il lavoro di gruppo su progetti concreti e, più in generale, qualsiasi strumento pedagogico che consenta di esprimere il potenziale creativo e innovativo dei giovani, mettendoli in grado di lavorare in maniera indipendente. Tali metodi non dovrebbero trovar spazio esclusivamente nell’ambito dei corsi di imprenditorialità o degli studi economici o di gestione aziendale. Al contrario, possono e devono essere adottati in maniera interdisciplinare in materie diverse, quali la matematica, la geografia, l’educazione artistica, la storia, e così via. In Europa sono già presenti esempi di tale approccio, che possono fungere da ispirazione per lo sviluppo di nuovi metodi e strumenti, o per il loro adattamento ai diversi contesti.  Per approfondire: i materiali della ricerca ISFOL

In Sicilia andranno ricordate le iniziative “Laboratorio per la nuova imprenditoria”, e “Dialogo impresa-banca”.  

La prima è iniziativa del Consiglio di territorio di Unicredit che è presieduto dal vicepresidente nazionale di Confindustria Ivan Lo Bello. Vi partecipano una serie di soggetti pubblici e privati a partire da Confindustria Sicilia e dal Gruppo giovani di Confindustria Sicilia e per continuare con le tre università siciliane (Palermo, Catania e Messina), il Consorzio Arca di Palermo, il Parco scientifico e tecnologico, l’associazione The Hub di Siracusa, le associazioni Next e Clac, il progetto Policoro e Libera, nomi e numeri contro le mafie. Unicredit garantisce il supporto finanziario e di conoscenza dei mercati. Il laboratorio invece dà un sostegno per superare le criticità e in particolare la rete territoriale di supporto non strutturata e spesso poco funzionale, un mercato di capitali poco sviluppato e affetto da scarsità di fondi pubblici e privati per il finanziamento alle start up e «una rilevante debolezza di competenze economico-manageriali tra i giovani». Ed è guardando a queste criticità che i giovani industriali siciliani hanno lanciato lo sportello per nuovi imprenditori: il primo è stato ImprendiCatania e poi è arrivato anche quello di Palermo: «In due mesi – racconta Antonio Perdichizzi, presidente del gruppo giovani di Confindustria Catania – abbiamo ricevuto venti progetti di start up». E il presidente dei giovani imprenditori siciliani Silvio Ontario dice: «Questa è l’unica strada possibile: nuove imprese e in settori innovativi adeguatamente supportate anche nella quotidiana lotta contro l’elefantiaco apparato burocratico».

La seconda è costituita dall’applicazione in Sicilia dell’accordo nazionale con Intesa Sanpaolo, reso pubblica da Giorgio Cappello, presidente del gruppo Piccola industria di Confindustria Sicilia, e che destina 300 milioni al sistema produttivo locale. L’accordo intende facilitare il dialogo con le aziende e supportare la nascita e lo sviluppo di nuove imprese con iniziative finalizzate a incoraggiare le Pmi ad avere comportamenti virtuosi «mediante il rafforzamento del dialogo impresa-banca, per una migliore valutazione del merito creditizio e dunque un miglior accesso al credito» stimolando la domanda di credito da parte delle imprese con progetti di sviluppo e per aiutare la ripresa intervenendo in tre aree strategiche: sviluppo del business internazionale, crescita dimensionale e gestione dei momenti di discontinuità aziendale, nuovi progetti imprenditoriali di qualità. per quest’ultimo punto, in particolare, Intesa-Sanpaolo punta a fornire «supporti informativi e consulenziali a chi vuole avviare una nuova attività o rilevare un’azienda esistente con la formula AdottUp, un progetto innovativo nel quale le Pmi si candidano a diventare incubatori di startup per individuare le migliori idee imprenditoriali, facendole diventare business sostenibili attraverso l’intervento formativo e il supporto di aziende consolidate che ne diventano tutor e le aiutano a svilupparsi». A sostegno di questi progetti Intesa Sanpaolo propone NeoImpresa e OfficineFormative. Intesa Sanpaolo si è impegnata a contattare oltre 600 aziende della Sicilia per offrire credito a supporto della crescita aziendale mediante l’utilizzo di facilitazioni creditizie e incontrerà più di 100 aziende esportatrici della regione per proporre e illustrare soluzioni finanziarie e servizi a supporto dell’export e della copertura rischi.

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