Due false buone idee   Leave a comment

Da una lettera aperta di Pier Virgilio Dastoli

Il gioco dei rapporti tra dimensione europea e dimensioni statali si svolge con dadi truccati: ogni governo proclama di voler difendere apparenti interessi nazionali e nessuno difende l’interesse dell’insieme dei cittadini europei. 

Due false buone idee
Congresso SEL, Riccione 24-26 gennaio 2014 – Messaggio di Pier Virgilio Dastoli
Vi ringrazio per avermi invitato a parlare ma prendo atto che il rappresentante della cultura federalista non ha qui diritto di parola. Accolgo tuttavia la proposta di inviarvi un messaggio scritto, attirando la vostra attenzione su due false buone idee.
La prima risiede nell’opinione che attribuisce alla burocrazia europea e alle banche scelte economiche che hanno contribuito alla recessione, distrutto il modello sociale e creato una gravissima frattura fra Nord e Sud dell’Europa. Da quest’opinione nasce la convinzione secondo cui occorre costruire un’unione politica. La realtà mostra che le scelte economiche sono frutto di decisioni politiche dei governi che hanno piegato e talvolta violato i trattati alla logica confederale. Il gioco dei rapporti tra dimensione europea e dimensioni statali si svolge con dadi truccati: ogni governo proclama di voler difendere apparenti interessi nazionali e nessuno difende l’interesse dell’insieme dei cittadini europei. La Commissione europea ha rinunciato a denunciare l’illegalità del gioco dei governi e il Parlamento europeo, paralizzato dalle larghe intese, si è arreso all’arroganza del Consiglio. Com’è naturale quando le regole del gioco sono violate, prevale il più forte e questo spiega perché la politica del governo tedesco abbia prevalso nella costituzione economica fondata sul metodo confederale. La vera buona idea sta nell’invertire la rotta, passando da tale metodo a quello federale per consentire alla dimensione europea di imporsi democraticamente nei settori in cui gli Stati nazionali sono incapaci di garantire beni comuni e diritti collettivi. Per far questo, dobbiamo inviare nel Parlamento europeo “legislatori del futuro” che riprendano il pensiero e l’opera di Altiero Spinelli della prima legislatura.
La seconda risiede nell’opinione che attribuisce all’interpretazione in senso semipresidenzialista del Trattato di Lisbona (e cioè all’indicazione del candidato alla presidenza della Commissione) il potere di restituire lo scettro democratico al cittadino-elettore. Sappiamo che si tratta di un falso sistema semipresidenziale perché il cittadino-elettore voterà per liste nazionali senza che in esse sia indicato il nome del candidato-presidente e il Consiglio europeo ha mantenuto intatto il potere di designare il candidato alla presidenza, preannunciando che tale designazione avverrà nello spazio di tempo in cui il vecchio parlamento avrà cessato di esistere e il nuovo parlamento non si sarà ancora insediato. Quel che più è grave è che fra i governi prevale la convinzione secondo cui la Commissione non deve essere espressione di una maggioranza politico-parlamentare, che il candidato-presidente deve essere scelto di comune accordo e non a maggioranza e che la composizione della Commissione deve essere conforme a questa scelta. Stiamo cadendo tutti nella trappola semi-presidenzialista con la conseguenza che in Italia (e non solo in Italia) le forze progressiste si apprestano a entrare divise in campagna elettorale sostenendo le une un candidato socialdemocratico, le altre un candidato ecologista e le altre ancora un candidato della sinistra alternativa. Vi propongo di liberarvi da questa trappola e promuovere – in Italia e in Europa – un cartello di forze e di movimenti che si opponga a tale inganno e si candidi a governare l’Unione europea nella Commissione e nel Parlamento europeo, se vinceranno gli innovatori e saranno sconfitti gli immobilisti, mettendo fine alle larghe intese europee.

Pubblicato gennaio 24, 2014 da M in Europe

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