Dichiarazione del Movimento Europeo in occasione del Premio Altiero Spinelli   Leave a comment

attribuito dal MFE al Presidente Emerito Giorgio Napolitano, come costruttore dell’Europa federale

Il Movimento Europeo in Italia valuta con forte preoccupazione le tensioni fra governo italiano e Commissione europea e fra Italia e Germania. Tali tensioni avvengono mentre l’Unione rischia la disgregazione se non saranno proposti e adottati atti politici per imporre al processo di integrazione europea un cambiamento di rotta.

Il Movimento europeo ha concentrato oggi le sue riflessioni sul completamento dell’UEM, sulla politica di immigrazione e sul futuro dell’Unione giungendo alle seguenti conclusioni.

  1. Il completamento dell’Unione economica e monetaria

Secondo il Movimento europeo la soluzione della crisi economica, finanziaria e sociale, che ha inizialmente colpito i cosiddetti paesi periferici ma che riguarda ora tutta l’Unione e in particolare l’area dell’unione monetaria, va ben oltre la flessibilità che deve essere applicata all’esame dei bilanci nazionali.

Le regole della stabilità finanziaria devono essere certo interpretate con l’indispensabile gradualismo al fine di ridurre le crescenti asimmetrie fra i paesi dell’area dell’unione monetaria.

Il gradualismo non deve tuttavia provocare un rallentamento delle riforme strutturali nei paesi membri perché – se è vero che l’aumento dei debiti pubblici è stato l’effetto delle crisi – devono essere rimosse le cause originarie di tali debiti che si sono consolidati nel tempo a causa di politiche finanziarie dissennate e di inefficienze delle pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda la riforma del “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’UEM” (Fiscal Compact), la sua integrazione nei trattati sarebbe accettabile solo

  • se la clausola del pareggio di bilancio sarà sottomessa alle esigenze del ciclo dello sviluppo economico
  • e se sarà garantito il carattere democratico della governance economica nell’UEM.

Secondo il Movimento europeo è necessario accelerare il completamento dell’UEM nelle tre dimensioni dell’unione bancaria, dell’unione fiscale e dell’Unione economica rafforzandone la dimensione democratica e la sua rappresentatività esterna.

Il Movimento europeo ritiene indispensabile e urgente rilanciare una politica di investimenti pubblici e privati tale da assicurare beni comuni a dimensione europea, nel rispetto delle regole dello sviluppo sostenibile per l’ambiente e per la coesione sociale e territoriale.  

Di fronte allo stallo del Piano Juncker, il Movimento europeo ritiene

  • che debba essere accelerata la sua implementazione,
  • che debbano essere selezionati e finanziati progetti innovativi nei settori delle nuove tecnologie, delle energie rinnovabili e alternative, dell’ambiente e degli investimenti sociali di lunga durata,
  • che il livello delle risorse comunitarie debba essere aumentato,
  • che siano utilizzate le risorse del Meccanismo Europeo di Stabilità
  • e che il Fondo istituito dal Piano Juncker sia reso permanente e inserito nel bilancio dell’Unione.

Il Movimento europeo condivide l’opinione di chi chiede alla Commissione europea di avviare un nuovo programma di investimenti (“New Deall”) fondato su prestiti e mutui europei (Project Bonds) così come la stessa Commissione aveva proposto con il sostegno della maggioranza del Parlamento europeo e il conforto di una vasta rete di economisti in tutta Europa.

In vista della revisione delle prospettive finanziarie pluriennali 2014-2020 e in particolare della Conferenza interparlamentare del prossimo mese di giugno, il Movimento europeo ritiene inoltre necessario che siano portati rapidamente a termine i lavori del Gruppo ad alto livello presieduto da Mario Monti.

La revisione delle prospettive finanziarie sarebbe priva di significato se essa non fosse fondata su un nuovo sistema di risorse proprie equo, democratico, efficiente e trasparente.

 

  1. La politica di immigrazione

La solidità della democrazia europea, fondata sul rispetto dello stato di diritto, è legata oggi alla risposta che l’Unione darà alla sfida epocale dei flussi di migranti – che fuggono dalle guerre e dalla fame – e delle relazioni con i paesi dall’altra parte del Mediterraneo nel quadro di una rinnovata politica di vicinato.

Con questi paesi, l’Unione dovrebbe avviare un dialogo fondato sulla ricerca e la condivisione di interessi comuni (l’energia in primo luogo e poi l’ambiente, la mobilità, la lotta alla criminalità e al terrorismo, la diffusione delle culture) nella prospettiva di una comunità mediterraneo-europea sull’esempio della CECA.

Questa prospettiva dovrebbe essere parte integrante e prioritaria della strategia globale di politica estera, di sicurezza e di difesa che il Consiglio europeo sarà chiamato a discutere nel prossimo mese di giugno su proposta dell’Alto Rappresentante e della Commissione europea.

Secondo il Movimento europeo, la risposta dell’Unione alla sfida dell’immigrazione dovrebbe essere fondata sui principi dell’accoglienza e della sicurezza dei confini dell’Unione anche attraverso la creazione di un corpo di guardie di frontiera europeo escludendo qualunque ipotesi di ripristino delle originarie frontiere interne fra i paesi membri attraverso la sospensione – anche se temporanea – degli accordi di Schengen.

Nel ribadire le proposte avanzate nello scorso settembre in particolare per quanto riguarda le politiche di inclusione e di cooperazione allo sviluppo, il Movimento europeo ritiene che la politica di immigrazione rappresenti un elemento essenziale del consenso su cui è stato fondato il rapporto di fiducia fra la Commissione, i capi di Stato e di governo e il Parlamento europeo secondo i principi della cooperazione leale (articolo 4 del Trattato sull’Unione europea), della solidarietà e della ripartizione equa delle responsabilità fra gli Stati membri (articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’Unione).

Se i capi di Stato e di governo non dessero il loro pieno accordo alle proposte della Commissione si romperebbe il rapporto di fiducia instaurato all’inizio della legislatura e Jean-Claude Juncker dovrebbe trarne le conseguenze davanti al Parlamento europeo che lo ha eletto.

 

  1. Il futuro dell’Unione.

L’insieme delle crisi che rischiano di provocare la paralisi e la disgregazione dell’Unione hanno messo in evidenza che il sistema costituzionale e politico europeo deve essere radicalmente riformato e che, senza la sua riforma, non potranno essere sfruttate pienamente le potenzialità dei trattati in termini di obiettivi e di politiche comuni.

 

Per questa ragione, il Movimento europeo ritiene che il Parlamento europeo debba esaminare e approvare contestualmente il rapporto sulle potenzialità del Trattato (“rapporto Bresso-Brok”) e il progetto globale sul futuro dell’Unione (“rapporto Verhofstadt”) che dovrebbe costituire la base per la richiesta di convocare una nuova Convenzione, secondo l’articolo 48.2 del Trattato sull’Unione europea.

I due rapporti dovrebbero ispirare sia la “comunicazione” che la Commissione presenterà nella primavera del 2017 secondo l’agenda proposta nella relazione dei 5 Presidenti sia il dibattito pubblico che sarà avviato dal governo italiano in occasione della celebrazione dei sessanta anni dei trattati di Roma (25 marzo 1957-25 marzo 2017).

In vista di queste scadenze, il Movimento europeo ha deciso di creare un proprio gruppo di lavoro sulla riforma dell’Unione al fine di apportare il suo contributo di riflessioni e di idee nel solco del pensiero federalista di Altiero Spinelli. Tale gruppo dovrà lavorare in stretto contatto con le sezioni nazionali del Movimento europeo e con i più importanti centri di riflessione.

Il Movimento Europeo ha preso atto con soddisfazione dei progressi dell’iniziativa avviata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini con la dichiarazione firmata nello scorso settembre dai presidenti dei parlamenti italiano, francese, lussemburghese e tedesco e ora condivisa da dieci presidenti.

In questo quadro, il Movimento europeo ha esaminato con attenzione e interesse il “Protocollo di Francoforte” elaborato da Andrew Duff per conto dello European Policy Centre.

Il Movimento europeo ne condivide in particolare il metodo e l’agenda e ha deciso di invitare Andrew Duff – che ha accettato – a discuterne in Italia nelle prossime settimane.

Il Movimento europeo ritiene che il “Protocollo di Francoforte” debba essere esaminato dalle commissioni competenti del Parlamento europeo, eventualmente emendato e sottoposto come documento principale di lavoro a una Convenzione speciale con rappresentanti del Parlamento europeo, dei parlamenti e dei governi nazionali, della Commissione e della BCE – limitata ai paesi dell’area dell’unione monetaria e ai paesi che hanno dichiarato la loro volontà di adesione – in vista delle ratifiche nazionali.

Il Movimento Europeo ha deciso di sollecitare l’attenzione dei ministri degli esteri dei Sei Paesi fondatori, che si riuniranno a Roma agli inizi di febbraio su invito del ministro degli esteri Paolo Gentìloni, su questo progetto di Protocollo.

Come avvenne per il Protocollo Sociale annesso al Trattato di Maastricht e poi integrato nel Trattato di Amsterdam, il “Protocollo di Francoforte” dovrebbe far parte della più ampia riforma costituzionale in senso federale dell’Unione europea da avviare nel marzo 2017 – fra i paesi che lo vorranno e nella prospettiva di un’Unione a cerchi concentrici – in occasione delle celebrazioni dei sessanta anni dei trattati di Roma.

Il Movimento Europeo, con il supporto di tutte le sue componenti, si impegna sin d’ora a dare il suo contributo di iniziative rivolte all’opinione pubblica e in particolare ai giovani anche cogliendo l’occasione delle presidenze europee nel 2017 del G7 (Italia) e del G20 (Germania).  

 

Roma, Palazzo Madama – 22 gennaio 2016

Pubblicato gennaio 25, 2016 da M in EUR/OPEN

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