Sullo stato di attuazione delle città metropolitane in Sicilia   Leave a comment

 La guida delle città metropolitane non andrà in automatico al sindaco del comune capoluogo: diversamente da quanto previsto dalla legge Delrio, chi sarà chiamato a guidare i nuovi Enti sarà scelti tramite elezioni di secondo livello dove i votanti saranno i sindaci e i consiglieri comunali di ciascun comune per eleggere presidenti, sindaci e i consiglieri dei nuovi enti. La votazione sarà ponderata, come previsto dalla legge Delrio, in relazione alla popolazione complessiva del comune del votante. Le elezioni si terranno una domenica tra 15 aprile e 30 giugno, di norma dopo la tornate delle elezioni amministrative; il termine è stato prorogato al 15 settembre in prima applicazione. Rimosso il limite di incandidabilità a presidenti di Liberi consorzi e sindaci metropolitani per i primi cittadini dei comuni il cui mandato scada nei 18 mesi antecedenti la data delle elezioni.

 Eliminate le Adunanze elettorali, gli organi dei nuovi Enti saranno il Consiglio del Libero consorzio e il Consiglio metropolitano, con funzioni di indirizzo e controllo. Il numero dei consiglieri varia in base alla popolazione degli enti: 18 nelle Città metropolitane con più di 800 mila abitanti e 14 fino negli enti fino a 800mila abitanti; 16 nei Liberi consorzi con più di 700mila abitanti, 12 negli enti con popolazione superiore a 300mila abitanti e inferiore a 700 mila, 10 fino a 300 mila abitanti. L’Assemblea dei Liberi consorzi e la Conferenza metropolitana, composti da tutti i sindaci e i consiglieri comunali, avranno solo con poteri consultivi e propositivi. Gli organi resteranno in carica per cinque anni. Gli incarichi di presidenti, sindaco e componenti degli organi saranno svolti esclusivamente a titolo gratuito, ferma restando la disciplina in materia di rimborsi, permessi per gli amministratori.
Il Partito democratico ha provato a introdurre l’automatica corrispondenza sindaco comune capoluogo / sindaco città metropolitana, ma l’emendamento è stato respinto dall’Aula con voto segreto. “Una scelta fondata sulla volontà di affermare la competenza esclusiva regionale”, ha spiegato la commissione parlamentare. Secondo Nello Musumeci, “l’autonomismo, è stato umiliato e mortificato”. Ma il vero problema è che si teme che questa scelta possa rappresentare “un passo falso che farà perdere ingenti risorse alle città metropolitane”, come ha detto il vice capogruppo del Pd Giovanni Panepinto.  In ogni caso, fanno sapere dalla maggioranza “è una legge che rassicura i 6000 dipendenti delle ex Province, perché mantiene inalterate le funzioni assegnate agli enti”.

Pubblicato marzo 31, 2016 da M in catania, città metropolitana, diritto

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