LABORATORIO DI QUARTIERE – S. BERILLO   Leave a comment

4 LUGLIO 2017 – Palazzo De Gaetani, via Pistone, 7

Esposizione dei risultati del progetto “Trame di Quartiere”, sostenuto da Istituto RUPE.

Presenti:

Nicoletta Purpura Direttore Istituto RupeGianni Notari, ex Direttore Istituto Rupe

Carlo Cellammare, Università La Sapienza, Roma

Anna Staropoli, sociologa

Luca Lo Re, affidatario della borsa di studio

Associazioni e Cittadini

laboratorio di quartiere s. berillo

Introduce i lavori Nicoletta Purpura, descrivendo il quadro logico delle 5 borse di studio ratio studiorum gesuita, il cui fondamento è nell’esperienza e nella condivisione dei risultati della ricerca con il territorio e, nello specifico, le forme di laboratorio teatrale e laboratorio sociale che il progetto ha assunto.

Luca Lo Re ha descritto il suo lavoro di ricerca a partire da una mappa del quartiere in senso relazionale e sociale, per descrivere i modelli dell’abitare e del fare, con una analisi del contesto (inteso come spazialità) emergente dalla cocreazione di spazi condivisi (palazzo De Gaetani) per creare “impresa di comunità”, nuovi processi di aggregazione fondati sull’assunto che l’impresa crea la comunità. Da questo impianto deriva la lettura della strada come spazio di relazione. Per inoltrarsi in questa descrizione, occorre descrivere lo scenario complessivo di un quartiere sorto dopo il 1693 con la necessità di accogliere i terremotati, con una creazione autonoma e spontanea appena fuori dal circuito delle mura della città dell’epoca, secondo i tracciati dello schema ortogonale previsto dalla ricostruzione del Duca di Camastra, rispetto ai quali resta un circuito “a parte”.

Il piano di risanamento degli anni ‘50 prevedeva ed ha realizzato la demolizione (sventramento, sul modello della Parigi di Haussman) del quartiere, cui però non seguirà una organica ricostruzione come nel modello francese, lasciando dunque aperte le ferite senza mai procedere a risanarle. La necessità del risanamento configura il quartiere come centro urbano, quindi il perimetro di San Berillo entra a far parte del tracciato del centro storico ma restandone avulso.

La sedia come elemento segnico descrive la deriva che gli anni ‘60 e fino a oggi esprimono il sistema di relazioni.

Una mappa degli immobili per tipologia abitativa attuale è stata realizzata dal progetto. In particolare si segnalano situazioni non legali ma importanti, come le occupazioni abusive condivise che, a fronte dell’abbandono, segnano lo spazio di relazioni e di cura reciproca vita di comunità. In questo senso viene richiamata l’esperienza di Ermanno Zappalà detto Vasco che, su indicazione di Padre Valerio della Caritas ha occupato il palazzo ospitante, dove, oltre alla sala in cui si svolge l’incontro, vi sono posti letto e condivisione di vestiti alimenti.

Metodologicamente, si segnala il double diamond come modello partecipazione – selezione.

Sotto il profilo delle finalità, il concetto di “impresa di comunità” viene proposto come risultato finale e come soggetto capace di promuovere la abilitazione delle attività culturali.

Sotto il profilo etnoantropologico, la ricerca conduce ad affermare che non esiste una comunità dei senegalesi o una comunità delle prostitute: la comunità si crea di fatto, con le azioni.

L’esposizione si conclude descrivendo il risultato come ancora da implementare.

P. Gianni Notari, ex direttore Istituto RUPA accosta alcune riflessioni, aprendo con un invito a “discernere attraverso la vetrata confusa del presente i lineamenti ancora non definiti del futuro”, cioè scegliere nel presente ciò di cui può essere capace il futuro. Questo dato è determinato dalla qualità delle relazioni, unico modo per superare resistenze ambientali di contesto.

Per spiegare il concetto, Notari richiama Bauman che, citando a sua volta Levi Strauss, parla di spazi antropofagici e spazi antropoemici: per il primo caso, la città che divora i suoi abitanti, significa la cacciata di coloro i quali portano modelli di comportamento diversi. Sono i farneticanti sulla nave della follia, allontanati dai contesti dove possono generare modelli destabilizzanti (fagocitante o espulsiva). Ed ecco apparire la forma moderna, per cui l’economia convenzionale dice non vale la pena investire in questo spazio. La visione del domani può sopperire? È comunque un antidoto a questa condizione? Se non una risposta, un metodo è la vigilanza democratica e organizzata scientificamente.

Carlo Cellammare – Università La Sapienza – parte dalla considerazione del territorio da leggere come  sistema di relazioni. Anche il turismo non rigenera risorse ma tende a consumarle. Le economie convenzionali non possono funzionare. Il punto interessante di questa esperienza è la sperimentazione di un sistema diverso.

Quale modello di sviluppo: la valorizzazione degli immobili? sostenere i proprietari?

Non sembra questo il modello possibile per il caso studio, proteso invece alla valorizzazione delle pratiche in uso, che farebbe perdere i significati attuale e risponde ad un bisogno abitativo non interessante per gli operatori immobiliari privati. L’amministrazione deve sostenere questa rigenerazione in atto, per quanto diversa dagli standard delle economie convenzionali. Il punto è individuare le forme, e in questo l’apporto delle associazioni e degli studi è decisivo.

Anna Staropoli, sociologa ha aggiunto che la sacralità è data dall’intreccio delle storie umane,cultura popolare fatta di solidarietà e dalla quale possono scaturire pratiche nuove. Attraversare il conflitto. Non ignorare le ferite. Soprattutto le ferite collettive. Esperienze a Palermo come Anima Ballarò e SOS Ballarò possono aiutare a uscire dal circolo vizioso della marginalità e poter diventare soggetto. Riconoscere soggettività rompe il circolo della marginalità. Non è l’azione mai importante quanto l’ascolto profondo.

L’importanza di SOS Ballarò è nell’agenda di impegni reciproci sottoscritta da istituzioni e associazioni. Un altro esempio importante è dato dalla Caserma Rossani a Bari che, occupata, ha reso comunque accessibile lo spazio a tutti. A Roma su un immobile ex IACP un analogo contesto si è determinato con il riconoscimento dell’uso sociale degli spazi.

Nota del Redattore: non andrà dimenticato che S. Berillo ha un posto di rilievo nell’immaginario collettivo e, nel tempo, è stato luogo di ambientazione e soggetto di opere teatrali, di canzoni, di romanzi. Questa considerazione, unitamente alla similitudine morfologica che sussiste con l’angiporto di Genova (la stessa struttura di vicoli contorti che discendono al mare, le calate dei vecchi moli), si tramuta in un potenziale parallelo con l’operazione di recupero concepita da Renzo Piano e che con le poesie/canzoni di De André offre con un faro sociale che viene dalla cultura radicata popolarmente. Per la pienezza di questa affermazione, occorrerebbe riunire questi elementi e farli oggetto di comunicazione sia all’interno dello spazio del quartiere sia nella sua proiezione comunicativa.

[DCC]

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Pubblicato luglio 5, 2017 da M in Europe

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