Sul dissesto finanziario del Comune di Catania

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il dissesto finanziario è una mannaia per Catania? Cosa accadrà a chi paga le tasse? E ai creditori del Comune? Saranno garantiti i servizi pubblici e puniti i responsabili del deficit?

In questa calda estate anche l’addormentata Catania dovrà fare i conti con queste domande. E non otterrà risposte chiare e convincenti. Né dai commentatori ed esperti, né tantomeno dai politici che saranno troppo pre-occupati di trovare il modo per evitare a tutti i costi il dissesto finanziario. Sì perché, prima ancora dei cittadini, chi sarà colpito da ciò che ci viene da sempre raccontato come il peggiore di tutti i mali, sono proprio loro. Gli amministratori che abbiamo eletto per governare la macchina comunale. Dieci anni di incandidabilità a qualunque carica, responsabilità contabile e numerose altre conseguenze per chi con dolo o colpa grave abbia generato il buco di bilancio di un miliardo e mezzo di Euro. La fine, insomma, di carriere politiche.

Sappiamo che non sono affatto trascurabili le conseguenze per i cittadini onesti che hanno sempre pagato le tasse. Ed altrettanto quelle di carattere sociale tra lavoratori e indotto generato dai fornitori che vantano dal Comune crediti milionari.

E, infatti, sta proprio qui il dilemma della scelta “dissesto sì, dissesto no”. Ci troviamo tutti sulla stessa barca. I cittadini vittime del malaffare e dell’allegra gestione delle casse comunali, e gli autori delle magagne. Circondati da due categorie di “evasori”: i contribuenti che non hanno mai versato un centesimo del dovuto e men che meno ora avranno intenzione di farlo. E lo Stato-Regione che hanno ridotto drasticamente i trasferimenti ai Comuni, lasciando però intatti gli oneri e le competenze.

Con il dissesto vedremmo finalmente pagare i responsabili dei danni cagionati all’erario urbano, ma il conto per vedere fatta giustizia lo pagherebbero sempre loro, i contribuenti onesti (che, secondo le stime, sono la metà di quelli che dovrebbero pagare le tasse).

Che fare dunque? Non lo sappiamo. Quello di cui ci siamo convinti è che organizzare l’ennesimo incontro con i rappresentanti del popolo sarebbe inutile. Primo, perché nelle decine di assemblee che abbiamo organizzato sull’argomento nessuno di loro ha mai parlato chiaro e spesso ha sminuito la gravità della situazione. Secondo, perché trovare un sostenitore del dissesto è pressoché impossibile. A Catania il vero partito si chiama “No dissesto” e vanta una maggioranza bulgara. Senza se e senza ma.

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